storie di città

Spazio
pubblico

Appunti di città / 04

29apr 2020

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La fine del lockdown e la possibilità, da qui a qualche giorno, di tornare a uscire ha riportato al centro del dibattito il tema dello spazio pubblico e la necessità di adattarlo alle nuove esigenze di distanziamento fisico. In tutto il mondo si stanno avviando sperimentazioni che ridefiniscono il rapporto tra i diversi sistemi di mobilità, arrivando a immaginare nuovi modi per distribuire lo spazio della strada e per ripensare anche radicalmente gli usi dei suoli urbani.
Dal punto di vista della pianificazione urbana e del progetto si tratta di un tema che al tempo stesso è critico ed entusiasmante: non sempre e non dappertutto è possibile operare una decisa ridefinizione dei limiti e degli spazi, anche se certamente questo momento di ripensamento rappresenta una grande occasione per darsi nuove priorità e immaginare, con un po’ di ambizione, iniziative più virtuose e nuovi equilibri.
Le condizioni fisiche, di uso e fruizione degli spazi pubblici però hanno e avranno molto a che vedere anche con l’economia (che è, almeno in parte, possibilità di scambio e movimento) e con la dimensione sociale e comunitaria – chi di noi è davvero disposto a rinunciare a relazionarsi con gli altri? -.

Cosa si sta facendo in Europa e fuori dall’Europa

Dallo stato neozelandese che stanzia finanziamenti straordinari per trasformare temporaneamente gli spazi pubblici con interventi di urbanistica tattica (leggi qui se vuoi scoprire cosa si intende per urbanistica tattica), alla città di Madrid dove una significativa parte del centro verrà trasformata in una grande zona trenta, da più parti si sta iniziando in maniera operativa e concreta a mettere mano (letteralmente!) ai suoli urbani. Abbiamo chiesto a Pierfrancesco Maran, assessore all’Urbanistica della Città di Milano, come la sua amministrazione stia lavorando in questo senso dopo il lancio della strategia di adattamento della città per andare incontro alla fase 2: ascolta qui il podcast

Ci toccherà pedalare?

Al centro di molte politiche urbane in fase di sviluppo ci sono gli spostamenti e la necessità di pensare a mezzi di trasporto che tutelino la nostra salute senza per questo generare congestione, traffico e peggioramento delle condizioni ambientali delle nostre città. In questi giorni avrete certamente sentito parlare molto di biciclette, piste ciclabili pop-up e ridefinizione degli spazi delle carreggiate stradali a favore dei sistemi di mobilità attiva, ma anche di spostamenti a piedi, in monopattino e con mezzi elettrici e a pedalata assistita. Elisa Gallo, Presidente di Bike Pride FIAB Torino, ci ha spiegato in questo podcast alcuni punti di forza di Torino in questo senso, e ha parlato con noi di salute pubblica, percorrenze e distanze.

Distanza fisica non è distanza sociale

Dalle canzoni dal balcone a forme più complesse e organizzate di relazione, questo lockdown ci ha insegnato la dimensione irrinunciabile della socialità: lo abbiamo capito riscoprendo i nostri cortili e ridefinendo poco a poco nuovi e vecchi scampoli di vita pubblica, che sono alla base del nostro stare assieme. Lo abbiamo sperimentato nella vivacità e diversificazione di servizi, e nella solidarietà di quartiere, che hanno rappresentato in molti casi un’ancora di salvezza per soggetti più deboli o fragili (non ovunque purtroppo). In queste settimane difficili, la “città pubblica” non è sparita, ma si è annidata in spazi e ambiti che hanno una grana più minuta, meno visibile, ma non per questo meno significativa.
Ne hanno scritto Helle Søholt e Adriana Akers di Gehl Architects, in due articoli dedicati rispettivamente all’importanza della vita pubblica e alla necessità di generare nuove forme di “normalità” (sicura) nell’uso degli spazi collettivi.

Spazio pubblico e arte pubblica

Qual è il ruolo dell’arte pubblica? Qual è il ruolo dell’artista nei confronti dello spazio pubblico e delle persone che lo vivono? Come può l’arte incidere sulla vita delle persone e viceversa, soprattutto in un futuro prossimo tutto da immaginare? Lo abbiamo chiesto a due artisti: Alessandro Bulgini (guarda il video), che lavora da anni sulla corrispondenza tra spazio pubblico e comunità, e Valerio Berruti, che ci ha raccontato in questo video il suo punto di vista sull’arte contemporanea posta in luoghi tradizionalmente non deputati a ospitarla. Entrambi con un occhio a possibili iniziative per la fase di ripartenza.

Un progetto di

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