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Cibo e città

Appunti di città / 03

17apr 2020

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In questo periodo di emergenza le tante economie legate al cibo (dalla produzione alla trasformazione, dall’approvvigionamento alla distribuzione e consumo) rappresentano gli ambiti entro i quali in maniera più repentina si è provato a reagire alle condizioni di crisi, aprendo nuovi campi di sperimentazione che combinano solidarietà, innovazioni di processo, nuove modalità di lavoro, nuovi modi di pensare il nostro stare insieme (anche, magari davanti a un piatto di pasta).
Se nell’emergenza alimentare la dimensione urbana paradossalmente può diventare più svantaggiosa rispetto alla vita in piccoli centri abitati, quanto sta avvenendo in queste settimane mostra come sia sempre più urgente ripensare il diritto al cibo – inserito nel 2016 dalla Città di Torino nel suo Statuto – in rapporto a un nuovo approccio della (e alla) comunità, intesa nel senso più ampio e completo del termine.

L’Atlante del cibo di Torino metropolitana e Ires

Urban Lab ha firmato a febbraio un protocollo d’intesa con l’Atlante del cibo di Torino Metropolitana, istituito da Università degli Studi e Politecnico di Torino, Università di Scienze Gastronomiche e Camera di commercio con l’obiettivo di produrre nuova conoscenza e aggregare quella esistente sul sistema alimentare metropolitano. L’Atlante analizza, mappa e comunica il sistema del cibo proponendosi come strumento partecipato e inclusivo di indagine, e allo stesso tempo di progetto, a sostegno delle future politiche del cibo di questo territorio. A questi link (prima parte e seconda parte) si possono leggere le due parti del Terzo rapporto dell’Atlante dedicate al Rapporto Cibo-Città come strumento di salute presentato nel giugno scorso.

In questo periodo questa realtà sta inoltre rafforzando il suo ruolo di “antenna” che capta i processi in corso, le trasformazioni e le criticità dei sistemi del cibo.
Tra i partner dell’Atlante, la Città Metropolitana di Torino sta ultimando una mappatura dei servizi a domicilio mentre Ires Piemonte sta ragionando su come l’emergenza sanitaria in atto abbia acceso i riflettori sulla produzione agroalimentare e le reti di fornitura dei bacini di consumo.
Qui un’articolata riflessione a cura dell’Osservatorio rurale del Piemonte – IRES Piemonte.


L’approvvigionamento del cibo nelle città (e non solo)

I ristoranti sono chiusi, i mercati hanno subito importanti modifiche d’utilizzo, la grande distribuzione viene presa d’assalto, le piccole botteghe tentano di fornire un servizio anche sociale di supporto nei quartieri e molte persone si trovano improvvisamente in estrema difficoltà: il tema dell’approvvigionamento di cibo per i cittadini è oggi estremamente sfaccettato. Come reagisce la città alla richiesta di cibo per le diverse fasce di popolazione? Si può garantire l’approvvigionamento, e di che qualità? Qui proviamo a fornirvi qualche spunto di dibattito.
Partiamo dall’intervento di Carlo Petrini di Slow Food che si può ascoltare sul nostro nuovo canale podcast: dall’economia al tessuto sociale urbano, questa situazione può diventare un’occasione per ripensare alcuni parametri progettuali.
La soglia di povertà è stata superata da un numero crescente di persone: la comunità però, anche partendo dal basso, si è organizzata in modo rapido ed efficace. Dal Banco alimentare del Piemonte al #cifailaspesa del Giardino Forbito alle azioni capillari delle Case del quartiere, come i Bagni pubblici di via Agliè o la Casa del Quartiere di San Salvario che operano come presìdi locali di Torino Solidale, sono moltissime le iniziative che stanno provando a rispondere in modo tempestivo alla gestione dell’emergenza sociale. Segnaliamo anche la mappatura delle scatole solidali “chi può mettere metta e chi non può prenda”.


“Il rapporto tra chi fa da mangiare e chi mangia non è mai stato così intimo!”

In questo video il giornalista gastronomico e food editor di EDT Luca Iaccarino ci racconta come è cambiata la dinamica tra cittadini/clienti e ristoratori: una modifica di prospettiva che ha portato i cuochi a uscire dalle loro cucine per venire incontro a chi invece adesso è obbligato a star chiuso “dentro”.
E visto che siamo tutti chiusi in casa, e molto tempo lo passiamo in cucina, sui nostri social nei prossimi giorni proveremo a darvi anche qualche consiglio di lettura alternativo: sapete leggere le etichette dei vari prodotti che portate a tavola?
C’è poi il discorso del delivery: se ne parla molto, tra diritti dei rider e sicurezza delle consegne. The Guardian ha provato a fare un’interessante analisi per punti. Potete leggerla qui.


Un paio di cose che sappiamo sui mercati

Tra i contributi che vi presenteremo sui nostri social nei prossimi giorni ci sarà anche quello dell’architetto e urbanista Daniela Patti, che racconterà alcune cose sul funzionamento dei mercati rionali: quali sono i principali problemi che oggi li affliggono, le potenzialità di sviluppo e il ruolo importantissimo che possono avere nell’attivazione di meccanismi più efficaci di economia circolare in città. Assieme a Levente Polyak e Manuel Torresan, Daniela Patti ha raccolto alcune riflessioni nel libro Il rilancio dei mercati. Spazio pubblico, servizi comunitari e economia circolare.


E a livello internazionale?

La Fao lavora da anni, attraverso un’iniziativa multidisciplinare dedicata a costruire sistemi sostenibili, resilienti e dinamici, a fornire supporto e linee guida alle amministrazioni locali: per saperne di più sul City Region Food Systems puoi leggere qui.

A livello più locale, durante questa emergenza sono molte le attività messe in piedi dalle comunità urbane per far fronte alle difficoltà.
Tra quelle segnalate da Eurocities ve ne raccontiamo due.

A Lubiana i conducenti dei bus del trasporto pubblico si sono offerti volontari per la consegna del cibo a domicilio delle persone più in difficoltà. Ecco il progetto.

A Tallinn invece gli studenti continuano a ricevere gratis a casa il pranzo della mensa scolastica anche se la scuola è chiusa (puoi approfondire qui). Un servizio fondamentale per la comunità se è vero che in molte città del mondo per tanti bambini l’unico pasto garantito prima dell’emergenza era quello fornito dalla mensa scolastica. Su questo tema vi rimandiamo alla mappa del World Food Programme dedicata al Global Monitoring of School Meals During COVID-19 School Closures.

Un progetto di

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